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Mi piace pensar che qualcuno -girando e dell'altro cercando- curioso, per caso si trovi davanti una pagina, l'apra, la legga e qualcosa d'intenso rimanga, come quando si coglie al tramonto il colore del sole che muore, mai uguale, sapendo che è solo di un attimo

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 IL CAPPIO

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wagena
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MessaggioTitolo: IL CAPPIO   Sab Giu 26, 2010 11:03 pm

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Le chiese di porgergli il braccio e le annodò al polso un sottilissimo braccialetto di filo colorato . Mentre lo annodava, disse - Siniora, tu sei bella, e buona, te lo regalo, non togliertelo mai, da solo si aprirà e cadrà, e quando l'avrai perso e non lo vedrai più, vorrà dire che il tuo desiderio più grande di quel momento si è avverato, e lo saprai . - Mentre diceva queste cose, sorrideva e i suoi denti bianchissimi risaltavano su quel viso scurissimo e quei capelli e quegli occhi nerissimi.
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Lei gli volle comunque dare una moneta, finì di bere il succo di frutta e si alzò dal tavolino. Non pensò più a quell'episodio, passarono mesi, e il braccialetto era sempre saldamente legato al suo polso. Diventava sempre più sottile, ma quel nodo e quel filo erano tenacissimi, parevano resistere ad ogni sollecitazione, ad ogni urto.
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Il braccialetto cominciò a diventare una presenza quando lei cominciò ad avere dei desideri e speranze, le vennero allora alla mente le parole dell'indiano ed ogni giorno quelle parole le rimuginava come un ritornello, insieme alle pulsioni che ogni giorno diventavano sempre più forti e imperative.
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Passarono più di due anni, e quel braccialetto era sempre li', era ormai diventato il riscontro negativo di una felicità sempre più lontana. Ogni giorno lei lo girava, lo rigirava, controllava il nodo per vedere se si stesse sciogliendo, oramai era scolorito dagli innumerevoli lavaggi ma il tempo, invece che indebolirlo, pareva lo avesse rafforzato e indurito.
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Spesso si accorgeva che l'altra mano , come attirata da una forza incontrollabile, andava a toccarlo, a titillarlo, era quasi un riflesso incondizionato, quasi lo volesse strappare o accertarsi se c'era ancora.
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Intanto il tempo passava, e con il tempo anche i suoi desideri e le sue speranze si affievolivano e, più il razionale si faceva sempre più largo, più il braccialetto diventava sempre più stretto , al punto da lasciarle il segno, un solco sottile, ma evidente. Cominciava a darle fastidio quel corpo estraneo , finchè poi il fastidio divenne dolore.
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Il polso gonfiava, stretto in quella morsa, il sangue scorreva lento, la mano aveva preso un colorito bluastro, e pulsava, e doleva.
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Pensò allora di tagliarlo , di togliere quel cappio che si strigeva sempre più come a sottolineare una realtà completamente diversa da ogni aspettativa.
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Prese un paio di forbici , ma oramai il polso era così gonfio che non vi era spazio per introdurle , provò con le forbicine sottili da unghie , ma urlò di dolore e dovette desistere.
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Aprì allora l'acqua fredda e riempì la vasca. Si spogliò e si immerse. Poi riaprì nuovamente il rubinetto e lasciò che un filo di acqua fredda continuasse a scorrere . Sdraiata nell'acqua gelida, con la nuca appoggiata al marmo, guardava il soffitto, pensava e aspettava che tutto si sgonfiasse. Pensava a tutto e a niente, il tempo ormai pareva essersi fermato . Il troppo pieno ingoiava l'acqua in eccesso che continuava a scorrere, sempre più gelida, e impediva che fuoriuscisse dal bordi . Quanto tempo trascorse prima che perdesse conoscenza? Non si sa, forse non la perse mai.
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La trovarono così, sembrava addormentata, non fosse stato per gli occhi aperti che guardavano oltre, chissà dove e cosa, e il viso così pallido che si riscontra solo nella morte. Non aveva segni sul corpo, solo fu notato un sottile filo di cotone , come un'alga scolorita che ondeggiava su fondo.
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